29/01/2009

Interview in Auckland

Josep ha rilasciato un'intervista il giorno dopo il suo arrivo da Barcellona in Nuova Zelanda, dove terrà un concerto sabato 31 all'Elephant Hill Estate and Winery a Hawke's Bay, dopodichè raggiungerà l'Australia per poi ritornare in Europa per un paio di concerti in Austria. Marzo vedrà un completo soggiorno negli Stati Uniti.

L'intervista è stata pubblicata nel sito del Otago Daily Times.


E questo è il link per vedere, ma non scaricare, le foto.


Grazie Maria per la segnalazione.



Rilassato e avvolto dalla sua candida sciarpa, il tenore tranquillizza il giornalista sul fatto che avrà comunque tempo per riposarsi, e rimpiange, nonostante i suoi viaggi assidui, di non poter visitare i luoghi dov'è accolto, come un vero e proprio turista proprio per dover privilegiare tutto ciò che comporta la performance. La sua attività lo tiene occupato da 1o a 11 mesi l'anno, per un massimo di 60 date in giro per il mondo. (L'Italia, Josep, L'ITALIA!!! ...scusate.)

Non manca mai di ribadire la necessità di osservare una certa disciplina, per un cantante d'opera, come un atleta: evitare l'aria condizionata, un'alimentazione corretta, un adeguato riposo, non parlare troppo... tutto questo non è impossibile da osservare, anche se spesso risulta difficile. Ma il nostro sessantaduenne ormai ha imparato cosa è salutare da cosa non lo è, ciò che non riesce a catalogare come routine è invece l'atmosfera, l'ansia, l'emozione che lo pervade prima di salire sul palco. Se non fosse così, dice lui, sarebbe veramente triste, per un artista.


Un grande affiatamento quello con gli altri due membri dei Tre Tenori, Placido Domingo (che recentemente ha compiuto gli anni!! Auguri Maestro!!) e Luciano Pavarotti, scomparso nel settembre 2007. Quattordici anni di concerti, un rapporto che dall'ammirazione e dal rispetto ha raggiunto i livelli di un'amicizia profonda.

Josep confessa che una grande voce con cui avrebbe voluto cantare è quella di Maria Callas, la diva, forse l'icona del registro sopranile per eccellenza. Sulla Terra non sarà possibile soddisfare questo suo desidero, forse, chi lo sa... altrove.

Non manca, ovviamente di accennare al grande lavoro della sua Fondazione: no Josep, non è presunzione o arroganza, è la verità, ed è giusto ed umano andarne fieri. Afferma di condurre, a vent'anni dalla guarigione dalla Leucemia, una vita normale, solo con due o tre esami del sangue l'anno, di routine: cose normali, insomma, per un uomo della sua età. Si considera un uomo molto fortunato, per essere guarito.

Il concerto di sabato sarà diretto dal Maestro Miquel Ortega, che io ricordo con particolare emozione, che guederà la Vector Wellington Orchestra, e sul palco lo raggiungerà la giovane soprano Anna Leese, un soprano emergente della Nuova Zelanda, con cui aveva già avuto l'onore di cantare nel Regno Unito e in Asia nel 2008.
Sempre con te, Josep!

28/01/2009

A Lucia y Edgardo...

I trust the Great Artists who are...
Confío en los Grandes Artistas que son...

Anna Netrebko

&

Rolando Villazón

26/01/2009

Sly, La Leggenda del Dormiente Risvegliato

Si tratta dell’ultima opera portata in scena da Josep, un ruolo in cui ha giocato in casa, debuttando al Liceu nella stagione 1999/2000, la stagione che ha visto la riapertura del teatro barcellonese, in seguito alla distruzione totale del 1994 per un incendio. Una stagione operistica che esprime la versatilità e il desiderio di reagire, di tornare a vivere, di uno dei teatri più importanti d’Europa.
Una produzione che a fianco di Carreras schierava il grande baritono Sherrill Milnes nel ruolo del Duca di Westmoreland, e il soprano belga-congolese Isabelle Kabatu nel ruolo di Dolly, che ha debuttato al Liceu per la prima volta. La bacchetta è quella straordinaria e apprezzatissima di David Giménez Carreras.


Sly, ovvero la leggenda del dormiente svegliato, dramma in tre atti, è un'opera lirica di Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Giovacchino Forzano. L'opera ha debuttato il 29 dicembre 1927 al Teatro alla Scala di Milano.
Il soggetto è tratto da una novella de Le mille una notte, dove il sultano Harun si burla di un ubriaco, e lo porta dormiente in una reggia, e gli fa credere al suo risveglio che egli è il proprietario del castello ed un nobile. Il libretto è ispirato anche alla Bisbetica Domata di Shakespeare: nelle prime scene della commedia, appare un ubriaco addormentato di nome Sly.


Un personaggio diverso. Unico. Lungi dal coincidere con l’eroe romatico, un repertorio familiare per il cantante che lo ha riportato in vita; Cristoforo Sly sembra più un uomo nato dalla penna del cantautore genovese Fabrizio De André: un perdente della vita, un pover’uomo, come egli stesso si definisce, un’anima ferita che si nasconde nelle vesti di un buffone, dei versi di un poeta "non ebbro, ma inebbriato" tormentato dall’incubo dei debiti.

Un uomo che non ha avuto niente, se non una bottiglia di vino, che come gli ha alleviato le sofferenze in vita, lo ha fatto anche nell’attimo della morte, che lo tramuta, lo fa sentire un re, più d’un re, che gli fa rivendicare giustizia, che per un attimo lo porta lontano dalla crudeltà che il destino gli ha preservato.

Un condannato, Sly, a trovare conforto nell’immaginazione di una vita diversa, con un angelo a suo fianco, con una persona da baciare con amore al risveglio. Cercava amore, e non ha avuto che scherni, derisioni, insulti, falsi amici...o uno solo vero... John Plake. Gente che lo sfrutta come strumento di divertimento, che lo rende vittima di un pessimo scherzo, dell’illusione di poter essere amato e di ricambiare a sua volta, un’illusione che si è rivelata, anche se quando era troppo tardi, la verità e la certezza più salda della sua vita.

Uno scherzo, quindi, che porta Sly a un suicidio disperato, ma che racchiudeva la verità più importante, il dono più ambito: un amore sincero, dichiarato quando i cocci della bottiglia rotta avevano lacerato le vene di quello che per quasi tutti era un buffone, ma dietro al quale si nascondeva un uomo che soffriva, un uomo di cui Dolly, moglie infelice e annoiata del Duca di Westmoreland, angelo che regnava sovrano nelle sue fantasie, si era davvero innamorata, e che se lo vede morire tra le braccia, dopo la disperata supplica di un ultimo bacio.


Un’opera dimenticata, questa di Ermanno Wolf-Ferrari, con un protagonista speciale, un genio, un uomo con dei sentimenti. Carreras ha saputo far rivivere tutto questo, interpretandolo in maniera sorprendente, facendo di questo ruolo un guanto per la sua mano e impadronendosi in particolare della sua vulnerabilità e umanità, ma anche dell’essere buffone, con i passi goffi dell’orso, sfoderando incredibili cambi d’umore, che a tratti si rivelano essere autentici colpi di teatro come quando nel primo atto trattiene ogni tendenza buffona, per riservare un’espressione seria e profonda a cospetto di Dolly, come per rimuovere dita di polvere dalla sua dignità, una dignità che almeno davanti a una donna, a quella donna, doveva recuperare il suo prestigio.
Quell’energia e l’impeto con cui, ancora dietro le quinte, è entrato in scena con quei due Si bemolle di “John Plake! John Plake!”… la rabbia, la delusione, il rammarico e la dolcezza… la buffonaggine, la risata isterica, tutti questi sono gli ingredienti che Carreras ha fatto propri, alternando quella veemenza con cui rompe la bottiglia per porre fine alla sua sofferenza, e alla dolcezza con cui invoca quelle labbra su cui morire. E da quel grido "John Plake!" all'ultimo gemito, Carreras ti rende partecipe direttamente del dramma che riguarda il suo personaggio, un finale tragico che...sì, è comune nell'opera in generale, ma che ti lascia scosso, sotto shock.

Vi lascio dei brani da ascoltare, in attesa di potervi far ascoltare l'opera completa.

Per cantare un madrigale, Act I


Un orso in musoliera, Act I

Signore, sposo mio, Act II

Quale pietosa pena, Act II


Dov'è quell'ubriacone di Sly?, Act II

Eppure... era commossa, Act III

Sly! Sly! Sono venuta..., Act III


E l'unico video presente su youtube.


Definitivamente mi chiedo come mai per tanto tempo quest'opera sia stata dimenticata sotto la polvere, un'opera moderna, ricca di variazioni, con un processo d'archi molto complesso, ma che quasi ne racconta la trama. Sono felice però che a ridargli questa vita sia stato Josep, applauditissimo dal suo pubblico per la sua esperienza ed espressività nell'uso della voce, per le sue doti di attore, e la sua analisi interpretativa dei suoi personaggi.

21/01/2009

La Meva Ciutat: homenaje a Barcelona

Ringrazio Maria per avermi segnalato questa canzone - omaggio alla città di Barcellona, per opera (battutone!) di un barcellonese convinto e orgoglioso delle sue origini.


Il brano è tratto dall'album T'ESTIM I T'ESTIMARÉ.

Oltre alla musica vi lascio il testo.

Grazie a Maria e Cristina per la collaborazione


LA MEVA CIUTAT




(Josep Maria Andreu / Antoni Parera Fons)

Com podria dir-vos, si no la sabieu, la meva ciutat,
La meva ciutat, amb l'alba es desperta i és ampla
i oberta la meva ciutat.
La meva ciutat.

És feta amb les pedres i amb l'anima i l'aire
I el sol i les pluges de segles passats
És feta de vida que passa a corrues i és d'ara
Amb els homes d'ulls esperançats.

Amb arbres que vessen ocells a la Rambla
Amb flors que endiumengen vents de llibertat
Amb crits i banderes i gent abrandada
El treball i el somni caminen plegats.

Com podria dir-vos, si no la sabieu, la meva ciutat
La meva ciutat.
El verd l'acompanya i el blau l'amanyaga
Es seva l'onada i el mar encalmat
El port enmiralla núvols sense pressa
De vegades sembla que el temps s'ha aturat
Com podria dir-vos, si no la sabieu, la meva ciutat
La meva ciutat.

La tardor no porta cap vel d'anyorança
És tot esperança el setembre daurat
I enllà de les festes sonriu Barcelona
L'eterna, la jove que m'ha enamorat
La meva ciutat.


English translation

Gracias a Carlos por echarme una mano.

What can I tell you... If you don't know, my town
My town, with its sunrise, it's wide
and open, my town,
My town.
It's made with stones, with soul and air
and sun and rain of the past centuries.
It's made with life which passes in lines by now,
with hopeful eyed men.
With trees that spill birds in the Rambla
With flowers that dress up winds of freedom
With shouts and flags and excited people
Work and dream walk together.
What can I tell you... if you don't know my town
My town
Green is on its side and blue caresses it
The waves and the calm sea
The harbour reflects clouds without haste
And sometimes it's like time has stopped.
How can I tell you, if you don't know my town,
My town.
Autumn doesn't bring any veil of melancholy
And golden september is all hope
And far away from holidays, it smiles... Barcelona
the eternal one, the young one which I've fallen in love with
My town.

Dalla voce traspare l'amore per la città, un sentimento che culmina con la pronuncia del suo nome: Barcelona!

19/01/2009

Barcelona

Eccomi ancora qui, mancano ancora dieci giorni al concerto in Nuova Zelanda, e nel frattempo, non mi sembra una buona idea restare qui "in attesa" senza dire niente. Sì, perchè il tempo passa, va spedito verso il futuro, ma tu... tu sì che ti volti indietro, spesso e volentieri. E' un intervento un pò personale questo, ma farò il possibile per farlo rimanere "in tema". E come potrebbe non esserlo?

Tutti i vostri apprezzamenti mi lusingano molto, e mi incoraggiano a proseguire in questa missione, sempre con quell'umiltà con cui ho deciso di intraprenderla. Ieri mi sono sorpresa ad ascoltare un pò di musica, non necessariamente opera, ma ripeto: sempre siamo in tema. Di continuo ascolto musica, è il modo che preferisco per trascorrere il mio tempo... ma ieri sera, non so come, mi sono ritrovata a pensare "ecco perchè sto facendo tutto questo", a rendermi conto che i miei sforzi di portare avanti questo blog, di farlo crescere insieme a voi, sono ampiamente ripagati.

Mentre ascoltavo, sognavo, rivivevo il già vissuto attraverso brani come Rosó, T'Estimo, 'A Vucchella, Musica Proibita, ma anche Amigos Para Siempre e la splendida Barcelona con le due voci meravigliose di Montserrat Caballé e Freddie Mercury. Stavo letteralmente annegando tra i ricordi... di quando ascoltavo lo scorso agosto Rosó, nella spiaggia di S. Sebastià a la Barceloneta, lo stesso luogo dove Josep l'aveva cantata appena due mesi prima; quando quel giovedì sera al Montjuic ho ascoltato, per caso o per fortuna, le due voci liriche che più con il loro canto mi sanno portare via: prima Barcelona con Freddie e Montserrat... con la magia di quelle luci colorate che, attraverso i coreografici getti d'acqua, prendevano vita, e poi, come penultimo brano, Sarah Brightman e Josep, con Amigos Para Siempre. Non me l'aspettavo, assolutamente. E' stato qualcosa di inatteso, improvviso, una valanga d'emozione che mi ha invasa e travolta nel più dolce dei modi. Quelle voci erano lì, le sentivo nell'aria. E di quando, l'ultima sera, passeggiando lentamente per la Rambla, ascoltavo T'Estimo, facendomi accarezzare la pelle da quella piacevole brezza notturna, pensando che io quella città... l'amavo davvero.

Per non dimenticare tutte le volte che passavo davanti al Liceu, con le mie amiche che, perplesse, assistevano allo spettacolo di me che quasi mi appendevo al muro, alle vetrate, che facevo il possibile con gli occhi che spavaldi sfidavano l'oscurità, per scrutare l'interno, per vincere la delusione ed il rammarico per non poterlo visitare. E tutte le volte pensavo che quel teatro aveva accompagnato la voce dei miei sogni fin dall'infanzia, e gli era stato accanto in moltissimi dei momenti più importanti della sua vita, e che appena due mesi prima, in quella sala, risuonavano le note di 'A Vucchella, Musica Proibita, Lejana Tierra Mia, Sogno, Menti all'avviso... Rivivevo quelle emozioni sulla pelle, ed i brividi che avevo in corpo... sembravo avvertirli come la prima volta. Per farla breve, mi ha colta una grande nostalgia, per quella città magica, unica, che è Barcelona.


Questo video che ho montato, è l'omaggio che le voglio rendere, è il mio modo per dirle che mi manca e che... tornerò, per rimediare a tutto quello che non ho potuto fare.


video



Erano i primi anni novanta, il 1992 quando Barcellona ha accolto le Olimpiadi. Io avevo quattro anni, e non ricordo niente di tutto questo, se non un familiare "Barcellona '92". Ma qualcuno di voi che mi leggete, chissà ha questi momenti intrappolati nella memoria, o nel cuore. Barcellona celebrava i giochi olimpici... anche così.




Sono loro... Jaume Aragall, Teresa Berganza, Montserrat Caballé, Josep Carreras, Placido Domingo e Joan Pons. Tre di loro sono anche barcellonesi. Offrono un medley sensazionale, con alcune delle più famose arie d'opera.

Il preludio di Carmen e il Brindisi della Traviata: Josep brinda, insieme a Placido, Montserrat, Jaume, Teresa e Juan, e mentre le due voci femminili si intrecciano per constatatare quanto quella fosse una "Belle Nuit, oh nuit d'amour", la voce Montserrat si libra in "Quando me n'vo" e subito dopo Josep, con quel fiore che, sebbene avvizzito, conservava il suo profumo, riporta sul palco una ventata di Carmen, con la dolcezza e l'ardore di un uomo innamorato.

Di Barcellona... no! Provenza! il mar il suol, con Joan Pons e la sua straordinaria voce di baritono ripropongono la Traviata, e precedono un Rigoletto che vede come protagonista il tenore Aragall con "Bella Figlia dell'Amore" ed i suoi acuti straordinariamente limpidi.

Chi attendeva l'esordio di Placido, ora può godere della sua voce che incarna lo straziante dolore intriso nelle note di "Vesti la Giubba", da Pagliacci di Leoncavallo, e la disperazione prosegue con Tosca, vive attraverso le voci di Aragall e Domingo alle prese con "E lucean le stelle".

Ma quante voci, poco fa, risonarono nel qui cor? Ce lo ricorda il mezzo soprano, Teresa Berganza, con il Barbiere di Siviglia e a questo punto, anche il commentatore, non può far altro che argomentare tanta delizia con il silenzio, un silenzio che lascia spazio alla voce divina della Caballé in "Casta Diva": la Norma di Bellini, un ruolo che molti non transigono e lo inquadrano quale patrimonio della sacra Maria Callas, mentre io umilmente continuerò a sostenere che la Caballé lo fa suo, e lo si vede da come quasi l'orchestra avrebbe fatto silenzio, per lasciare che quella voce, arrivasse sola, a toccare il cielo.

Ma basta con i sentamentalismi! Con Joan Pons prende vita Figaro, il factotum della città, con tutti gli altri cantanti che radunati in gruppo, si rivolgono a lui elogiando le sue grandi qualità di "barbiere". Bravo Figaro! Pons che si toglie l'abito da barbiere, e indossa quello da Toreador, per poi lasciare spazio alla Berganza, che con grande stile interpreta Carmen con la Habanera.

Ed è di nuovo tempo di Verdi: Rigoletto, con "La Donna è Mobile", interpretata da una formazione a tratti insolita dei "Tre Tenori", che prosegue con Il Trovatore, attraverso quello spirito combattivo di "Di Quella Pira" che si legge nei volti dei tre e si percepisce anche a livello uditivo, e una conclusione programmatica con Aida, dove una Montserrat Caballé, accompagnata dai suoi colleghi rivolge indirettamente il suo augurio a tutti gli atleti con "Ritorna Vincitor".

L'anno scorso abbiamo vissuto le Olimpiadi di Pechino, ed io mi trovavo a Barcellona, quando su TV3 avevo appreso che Placido Domingo vi aveva cantato: non avevo potuto fare a meno di ripensare a queste immagini. E sul balcone, mi sembrava di avvertire nell'aria quelle note, quelle voci che avevo in mente. Un vento, quello barcellonese, intriso di ricordi in musica.

16/01/2009

Josep Carreras & Sara Baras: pasión de lirica y flamenco en Barcelona

E l'anno nuovo prende uno splendido avvio per Josep Carreras, con questo spettacolo d'eccezione all'Auditori del Forum de Barcelona, la sera di mercoledì 14.
L'intreccio di due arti, quella della danza, del flamenco di Sara Baras, e quella del canto lirico del nostro amato tenore.
I quotidiani spagnoli riportano così la notizia. Ringrazio Teresa per la collaborazione.


E questa o è quanto scrive LA VANGUARDIA, che premia l'evento con un SEMAFORO VERDE.


Si parla di due arti diverse, rappresentate da due artisti diversi anche nel loro approccio, ma che tuttavia il loro intreccio raggiunge un'affinità che garantisce un risultato davvero unico. Il flamenco, così caldo, sensuale, arde come il fuoco, è d'effetto immediato e Sara Baras, con la fluidità e la grazia dei suoi movimenti, comunica tutto questo nell'interpretare le musiche di Granados, Gardel, Garcia Lorca, Gustavino, Albéniz e Falla.

I giornali vedono quanto sopra in contrasto con la postura rigida del tenore, seppur il risultato, come già detto, sia indiscutibilmente di grande successo. Se mi è consentito esprimere umilmente la mia idea, penso che quello della "sciolta" Baras e del "rigido" Carrerras sia un matrimonio perfetto: io non parlerei di rigidità, quanto di compostezza, di eleganza d'altro tipo rispetto a quella della bailaora. Josep ha sempre tradito il suo sembrare un pò minuto con una grande presenza scenica, connotata da eleganza e grande espressività.

Sono d'accordo invece sul carattere introspettivo che i giornalisti hanno sottolineato: Josep ne è sempre stato consapevole, e mai ha mancato di far presente la necessità di guardarsi dentro e conoscere a fondo i propri sentimenti per poterli trasmettere veramente agli altri. Ha mantenuto fede alle sue concezioni quindi, il tenore che nel guardarsi dentro ha raccolto le sue emozioni, e la sua voce, i suoi movimenti composti e l'espressività del suo volto, le hanno portate al pubblico.

Di speciale menzione sono stati ovviamente lo stile e la voce di tenore lirico che ha sfoderato un modo di interpretare molto personale i brani scelti come Fandango para Turina e El eco de tu voz, Albaicin e Asturias di Albéniz, La rosa y el sauce di Guastavino, Lejana tierra mía di Gardel e quattro delle Armonizzate al piano di Garcia Lorca come Los cuatro muleros, El café de Chinitas e Anda jaleo, La canción del gitano di Alonso, Andaluza di Granados, e le populares di Falla che hanno concluso lo spettacolo.

Tra i bis il grande Concierto de Aranjuez, una ripetizione delle Sevillanas con Sara Baras e la sua compagnia di ballo, e la richiestissima Rosó.

Il tenore e la bailaora erano affiancati da una squadra impeccabile, tra cui spicca la figura del pianista Lorenzo Bavaj, il corpo di ballo e i musicisti della compagnia della bailaora tra cui emerge la figura del chitarrista José María Bandera

Per dare una nota di colore... Josep ha vinto la sua timidezza e il pubblico lo ha visto cimentarsi nel ballo per un momento.

Abbiamo anche la testimonianza di Maria, che ha assistito allo spettacolo e non ha mancato di scrivermi un email con le sue impressioni. Ne approfitto per ringraziarla per la sua gentilezza e disponibilità alla condivisione.

( to translate the spanish text in English, you're supposed to copy the text and CLICK HERE)

«El programa de estas actuaciones es un programa diferente y funciona maravillosamente como la combinación de dos distintos Artes. No sé que otra pareja formada por una bailaora y un cantante lírico lograría alcanzar un tal nivel de mágica. Cada uno de ellos en su campo representan dos verdaderos Gigantes de la escena. Uno cantando y la otra bailando, es fantástica su capacidad para extraer toda la dramaticidad de cada pieza y transmitirla a su publico. Sara Baras es verdaderamente una bailaora magnífica. Ella como que representa una explosión de un muy violento fuego pero que, aún así, capricha en una permanente elegancia. Su capacidad para comunicar con el movimiento de un solo dedo es inacreditable! Y, cuando baila alrededor de Josep, parece que de verdad, es parte de su Canto. Josep Carreras volvió a presentarse en muy, muy buena forma con cada numero se metió al publico en el bolsillo. Estuvo en la escena como ese Caballero del Canto, del Fraseo y de la Entrega que son "la marca de la casa". Como siempre, volvió a cantar cada pieza como que volviendo a crear su misma interpretación. Con este cantante nadie puede conocer lo que es la "rutina", al interpretar una pieza. Para añadir mágica a la mágica, sus gestos en la escena y su postura, en general, brillan siempre por su elegancia y aplomo. Se movimienta sin ostentación pero mostrando permanentemente una impactante presencia, llena de personalidad, que encaja de maravilla en este explosivo Arte que es el baile flamenco. Estuvo en la escena con esa única y maravillosa personalidad vocal que es la suya, combinándola con el gran poder de comunicación de todo su cuerpo. Me queda idea que los dos Artistas están cada vez más a gusto en este espectáculo. Su cumplicidad es permanente. Y, este
programa que hace la fusión de dos Artes presenta una muy consistente unidad, desde el inicio hasta al fin.»

E per finire... due video.

(click to wacth/ pulsa aquì para ver)

LA VANGUARDIA

TV3

13/01/2009

Buon Compleanno Albert! - Un Ballo in Maschera, 37 years later his debut as Riccardo

Siamo alla vigilia del ritorno all’attività del nostro caro tenore che domani si esibirà a Barcellona a fianco della bailaora Sara Baras, all’Auditori del Forum.

Ma anche oggi è una data di un certo rilievo… sì, esatto, l’ennesimo anniversario. Ormai mi sono fissata con gli anniversari, penserete voi. Non posso darvi torto, ma sono dal mio punto di vista ottimi spunti per poter affrontare argomenti di un certo spessore, e vedete perché.

Oggi, 13 Gennaio compie gli anni una persona che Josep ama moltissimo: il suo primogenito, Albert, compie 37 anni. Ed io voglio cogliere quest’occasione per augurargli di tutto cuore...

Buon Compleanno

...e per fargli le più affettuose congratulazioni, visto che è diventato padre un’altra volta di una bimba di nome Julia, un'altra nipotina di cui il nonno Josep sarà molto orgoglioso.

(Josep, Michael Storrs & Albert)


Albert, un bambino avuto a 25 anni, un adolescente con cui lui poteva parlare di tutto, che oltre ad essere un figlio sapeva anche essere amico del suo papà, che sapeva coinvolgerlo con il suo senso dell’umorismo, sapeva farlo sentire amato e ammirato; un figlio con cui ha sempre condiviso la passione calcistica per il Barça, un ragazzo che è diventato un uomo e che si è realizzato ancora di più attraverso il matrimonio con la moglie Ingrid e la nascita delle loro figlie. (Che io sappia hanno almeno due figlie femmine).



Sicuramente Josep avrà un ricordo molto speciale di quel giorno in cui si è trovato faccia a faccia con una realtà meravigliosa, quello in cui si è visto debuttare in un ruolo che non ha eguali, quello di papà: e per indossare il “costume” da papà, aveva fatto appena togliere quello di Riccardo, del Ballo in Maschera di Verdi, quel ruolo che, come già si è detto, è il prediletto tra quelli verdiani, oltre ad aver assunto un valore molto speciale a livello emotivo, visto che è ricollegato alla nascita di entrambi i suoi figli.


Era il suo debutto a Parma in questo ruolo, 12 Gennaio 1972.

CAST
José Carreras (Riccardo)
Ghena Dimitrova (Amelia)
Piero Cappuccilli (Renato)
Mirna Pecile (Ulrica)
Isabella Stramaglia (Oscar)
Americo de Santis (Silvano)
Massimiliano Malaspina (Samuel)
Francesco Signor (Tom)
Mario Carlin (Giudice)
Ivan del Manto (Servo)

Chorus: Coro del Teatro Regio di Parma
Orchestra: Orchestra del Teatro Regio di Parma
Conductor: Giuseppe Patanè

Ma vogliamo parlare di questo Ballo in Maschera?
Un’opera della maturità di Verdi, in scena la prima volta nel 1859 a Roma.
L’opera di un “re”, del conte di Warwick e governatore di Boston, pugnalato a morte durante un ballo in Maschera, tinte degne di censura che le impedirono di debuttare al San Carlo di Napoli.
Se intendete approfondire i contenuti, ecco qui il materiale a vostra disposizione.


Altre volte mi sono soffermata a descrivere questo personaggio, di cui riconosco la straordinaria saggezza, magnanimità ed eleganza, che ha fede e che sa perdonare...e forse riesco ad intendere i motivi per cui tra tutti i personaggi verdiani, sia quello in cui Josep ritrova un po’ di sé stesso.

Un uomo nella cui "anima non entra terror", che non si cura del fato e della morte, "perché di lei più forte l’aura che l’inebria del divino amor" di quell’'angelo'… un uomo, la cui unica colpa, se così si può chiamare, è quella di aver visto quelle ali dietro le spalle della sposa di un amico fedele, che a sua volta ha macchiato il candore di quella fedeltà con il pugnale che gli ha trafitto in corpo. Ma seppur condannato dai presenti, Renato trova il conforto del perdono, una tematica centrale in quest’opera, di Riccardo che, in braccio a morte, giura di aver amato Amelia, ma di aver rispettato il suo candor, aggiungendo che mai avrebbe voluto danneggiare la loro unione ed il nome di Renato, tanto che aveva in programma di farli partire per la loro nativa Inghilterra. Davanti a queste parole, Renato è costernato e stenta a capacitarsi di quale desiderio di vendetta lo portò 'all’infausto error'. Ma è troppo tardi, Riccardo è accasciato a terra e l’unico tempo che gli è concesso, lo spende per manifestare l’amore per tutti i presenti, i suoi figli, rivolgendo loro accorate parole d’addio.

Sono dieci i minuti che racchiudono questa sintesi, dieci minuti di pura emozione, di atmosfere verdiane che una grande voce come quella di Carreras ha saputo far rivivere per tante, tante volte.

Per chi fosse interessato all’audio completo, qui a destra potete scaricarlo in una versione più tarda, anche se molto giovane: correva l’anno 1975 e, sul palco della Scala il giovane Josep era protetto a fianco di Montserrat Caballé e di Piero Cappuccilli, oltre che dal costume donatogli dal suo idolo, Giuseppe Di Stefano, presente alla recita.

Ma perché l’occhio non si limiti a sognare trascinato dall’immaginazione, vi voglio proporre qualche spezzone video, sperando che trasmetta a voi ciò che fa prendere vita dentro di me.


DI' TU SE FEDELE





FORSE LA SOGLIA ATTINSE - MA SE M'E' FORZA PERDERTI



SI' RIVEDERTI AMELIA - AH PERCHE' QUI FUGGITE




ELLA E' PURA... finale.


08/01/2009

Soon back to Australia

Periodo in cui le notizie scarseggiano.
Ne approfitto per ringraziare il mio ragazzo, Daniele, per la realizzazione del nuovo banner. Se vi piace, sappiate che il merito è suo.
Spero che il nostro tenore si stia concedendo un pò di meritato riposo, prima di riprendere con la data di Barcellona, e poi dall'altra parte del mondo, in Australia e Nuova Zelanda.

Ringrazio Maria per aver segnalato quest'articolo australiano.
Si tratta di un'intervista che ha avuto luogo a Osaka lo scorso novembre, precisamente il 16, giorno del suo secondo "ventunesimo compleanno", ovvero 21 anni dopo il giorno del suo auto trapianto di midollo, una seconda rinascita dopo l'incubo della malattia. Il tenore stava celebrando questa grande ricorrenza in compagnia del nipote, David Giménez , del figlio Albert, del suo agente londinese Michael Storrs e dell'agente Desmond Chewyn.


Un'intervista che focalizza la sua attenzione sul desiderio di quest'uomo dai capelli ormai grigi, ma dagli occhi scuri che lasciano trasparire una gran voglia di vivere, di andare avanti ancora, di continuare a vivere la gioia del sogno che è la condivisione di emozioni su di un palcoscenico.

Riconoscerà da solo il momento del suo ritiro, non appena vedrà un calo di affetto e stima da parte del suo pubblico, considererà seriamente l'ipotesi di un ritiro immediato. (Sì ma se è così... canterà per sempre!)

Carreras offrirà due date al popolo australiano, a Adelaide e Brisbane, rispettivamente il 3 e il 6 di Febbraio, in sale da concerto, accompagnato da orchestre e inoltre canterà un recital privato per il centesimo compleanno di Dame Elisabeth Murdoch.

Grande devozione da parte degli australiani, ma anche dal pubblico giapponese: uno staff di cinque persone si occupa di un suo ufficio a Tokyo, e il suo fan club locale conta con un vasto gruppo femminile, dalle studentesse della scuola superiore alle signore di novant'anni.


Josep insiste sempre sull'importanza della disciplina che un cantante deve necessariamente avere: niente aria condizionata, cibo adeguato, cura della propria voce, anche nelle conversazioni. Il clima estivo del nuovo continente sembra tranquillizzarlo dall'evenienza di ogni rischio. Che lo si veda senza sciarpa per una volta? Che i lettori non me ne vogliano, lo dico con affetto e simpatia.

Un clima ideale e un paesaggio luminoso, che lo fa sentire come a casa. Un pubblico che anche lo scorso gennaio lo ha accolto con affetto e che ha gradito quanto è stato offerto, come testimonia la review del giornalista Mr. Grant su The Australian, parole che in ogni caso rivelano il rimpianto di un timbro dorato. Rimangono le rovine, come a Pompei. Ma non per questo Pompei ha perso il suo fascino, semplicemente ne ha acquistato uno nuovo.

Si definisce l'erede di una tradizione: i grandi del passato come Caruso e Di Stefano, come lui, si erano dedicati anche ad un repertorio più leggero.


Erano gli eroi della sua infanzia, un'infanzia che lo ha visto debuttare al Liceu, che lo ha portato a costruire una carriera a dir poco invidiabile, passando attraverso la sensazione di trovarsi faccia a faccia con la morte, un'esperienza che ha enfatizzato la componente saggia di un uomo, che nonostante tutto rimane un uomo, e come tale commette errori pur trovando nella prudenza una compagna inseparabile.

Un passato che lo ha visto collaborare con altre stelle come lui, che lo ha visto nel mezzo di uno schieramento a tre: Placido Domingo e Luciano Pavarotti lo hanno accompagnato per quattordici anni e ventinove concerti, ventinove occasioni per condividere quel mondo con un pubblico più ampio, ventinove occasioni per divertirsi condividendo ciò che più ama fare.

Come più volte ha affermato, "I Tre Tenori" non potranno più esistere, in quanto Luciano Pavarotti è senza dubbio una figura insostituibile. Un personaggio artistico e un grande amico, che spronava il suo "younger brother" a vincere la malattia, perchè senza competizione non c'era gusto, e che a sua volta è stato spronato da Carreras a fare lo stesso fino a qualche giorno prima della sua morte.

Ora il tipo di collaborazione che cerca Josep è con i giovani, perchè secondo lui è giusto che questi si sentano tenuti in grande considerazione dai veterani, in quanto futuri eredi di una aurea generazione di cantanti d'opera.

Ma quella che Josep sta ancora attendendo è la voce di un giovane tenore in cui credere.


"If there is a voice, a person, if there should be a tenor voice, that I believed in his talent, in his personality, maybe -- I don't know, but maybe -- then I would be happy to just give him advice, try to suggest a few things."


Questo è il video dell'intervista australiana del Gennaio 2008, molto gradevole e a tratti molto divertente.

Solo per voi, dal mio "archivio".


video

03/01/2009

El Retablo de Maese Pedro, fa 51 anys al Liceu...

Ecco il primo post dell’anno 2009, il cinquantunesimo e vedremo come anche questo, non sia un numero a caso. Stasera al Gran Teatre del Liceu vi sarà El Retablo de Maese Pedro, l’opera di Manuel De Falla con cui un “nano jovenet de onze anys” di nome Josep Carreras debuttò sullo stesso palcoscenico esattamente cinquantun’anni fa, il 3 Gennaio del 1958.


L’opera era diretta da José Iturbi e Josep interpretava il ruolo di Trujaman: cantare era ancora un gioco, un divertimento per Josep, seppur preso e svolto con la dovuta serietà, con impegno.

Ma un bambino ad undici anni non ha ancora raggiunto la maturità per capire che cosa significhi cantare al Liceu, in lui vive la spensieratezza, l’incoscienza… e la scarsa diplomazia che lo ha portato ad affermare di non essere tanto emozionato, ma di essere contento se il pubblico aveva gradito. Pragmatico nelle sue osservazioni no? Se aveva emozionato il pubblico, la missione era stata compiuta.

Era sicuro, sicuro di voler fare il cantante, ma forse ancora inconsapevole del grande artista che sarebbe diventato.

Adesso che sono passati cinquantun’anni, “ya peina canas” ed ha acquisito la consapevolezza di tante cose: l’emozione lo pervade sempre di più quando si tratta di esibirsi sul palcoscenico, ora sa che cosa si prova a cantare al Liceu, ora nel ripercorrere cinquantun’anni di ricordi è conscio di chi è diventato.
Lo scorso Giugno, su quello stesso palco, ha festeggiato il cinquantesimo anniversario di quel debutto, portando nel cuore tanta, tanta emozione.
T'ESTIMO


ENHORABUENA JOSEP!